11/07/2020 |

Apologia del fallimento – come vincere perdendo

Non abbiate paura, non stiamo per fare il solito sermone sulla resilienza ( anche se riteniamo che sia utile in molti campi della vita). Vogliamo solo parlare del fallimento per quello che è: una parte del percorso. A volte è la strada che, di fronte al bivio, non avremmo mai pensato di scegliere, ma che invece porta lì dove volevamo arrivare o, addirittura, ancora più lontano.

Lucio Gardin, comico, autore e giornalista, per parlare di fallimento ha usato un’ interessante metafora: quella della perla. Un granello di sabbia entra nell’ostrica e lei, riconoscendolo come corpo estraneo, secerne una sostanza per isolarlo, da qui nasce la perla. Nasce da un errore, da qualcosa che non doveva accadere e invece accade.

Il fallimento come segnaletica

Con questo esempio, Gardin, voleva di certo sottolineare come da un problema si possa creare qualcosa di buono e così torniamo dritti al tema della resilienza,  ma noi vogliamo fare un passo in più.

Il nostro granello di sabbia, perla wannabe, prima di essere un problema è semplicemente un avvenimento. Qualcosa che ci mette nella condizione di dover reagire o, ancora meglio, agire in modi che non avremmo contemplato. È il fatto che ci fa scoprire quel sentiero secondario che non avevamo nemmeno notato, il segnale che ci dice che si potrebbe prendere in considerazione di cambiare via.

Il fallimento è esattamente questo. Certo, ha spesso una componente di frustrazione e dolore altissima, nettamente più alta di un granello di sabbia finito nel posto “sbagliato”, ma del resto che ne sappiamo noi di come si sente l’ostrica quando incontra l’intruso nel suo guscio?

Le proporzioni del fallimento

Nell’epoca della prestazione perdere la reale misura delle cose è normale. Se ogni canale che frequentiamo, soprattutto social, ci bombarda di persone apparentemente vincenti, arrivate, risolte, che non ne sbagliano mai una, è normale che ogni cosa che non va esattamente come vorremmo abbia un peso specifico enorme nelle nostre vite.

I racconti di grande resilienza che ci arrivano dai social network suonano tutti più o meno così:

Io non ero nessuno, sono partit* da nulla, ho fatto tutto da sol*, ma ci ho creduto tanto, ho lavorato di più e guarda dove sono ( e sul ”dove” potremmo parlare ore).

La morale della favola  è ” se ce l’ho fatta io puoi farcela anche tu”. Sì. Peccato che ci si dimentichi di esplicitare il messaggio implicito di questa comunicazione, ossia, se non ce la fai è perché non fai abbastanza o non sei sufficientemente talentuoso.

La verità, invece, è solo una: non esiste una verità.

Non c’è una regola. Non è vero che si fa sempre tutto da soli, non è vero che con l’impegno si ottiene sempre tutto sicuramente, non è vero che chi vediamo dall’esterno ha davvero raggiunto la perfezione e ha #solocosebelle.

Fallire non è sinonimo di fallito

La parola fallimento sembra bandita dal nostro vocabolario, non si può dire ad alta voce.

Tutti, ma proprio tutti, raccontano le storie dei loro grandiosi successi (ehm…) e non parlano quasi mai di come ci sono arrivati e di tutte le cadute che sono state necessarie per giungere a quella che per loro era la meta. Perché le cadute ci sono, fidatevi.

Siamo abituati a far coincidere il fallire con l’essere falliti, come se il fallimento rendesse noi delle persone incapaci che non sapranno mai concludere nulla di buono nella loro vita.
Pensare questo è il vero errore, non l’inciampo che vi è capitato.

Il fallimento è indispensabile e necessario, tutti ne collezioniamo almeno uno. Pensate a quando avete imparato a camminare. Una prova che prevede cadute ( più o meno figurate) e che porta con sé un livello di frustrazione enorme.

Cadere per imparare a non cadere.

Sembrerebbe assurdo se non sapessimo che è il percorso necessario e che funziona. Ci fossimo fermati al primo tentativo ora vivremmo a gattoni.

Comunque, se vi interessa, esiste una ricetta per non fallire mai ed è non fare nulla o farlo in decima fila. Così non fallirete o se anche fosse nessuno si accorgerà di voi. Il problema è che nessuno si accorgerà di voi nemmeno se fate bene. Nessuno si accorgerà di voi, punto.

Non fare nulla è una possibilità. Noi, però, preferiamo raccontare le tante storie di fallimento che hanno portato lontano. Ce ne sono più di quanto pensiate, basta conoscerle.

 

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