20/06/2020 |

Il professionista non è il tuo schiavo, anche se fa un lavoro creativo

L’epoca della schiavitù è finita.
Lo so, è un duro colpo, ma qualcuno doveva pur dirlo ad alta voce.
Lo diciamo noi e sappiamo di non essere i primi, ma non abbiamo nemmeno la presunzione di volerlo essere. A noi piacerebbe essere gli ultimi, a dir la verità.
La scorsa settimana abbiamo parlato ai professionisti, soprattutto a quelli che svolgono un lavoro creativo (trovate l’articolo qui se ve lo siete perso), per non dimenticare di vivere il cliente come una persona, quale è, e non come un nemico.
Oggi, invece, vogliamo parlare proprio con lui: il cliente. Per ricordargli di non fare l’errore di trasformarsi DAVVERO in un nemico, non solo per il professionista, ma anche per sé stesso. E per i suoi risultati.

Sì, stiamo parlando anche con te

Se credi di non essere quel tipo di cliente, quello che svaluta, svilisce e sfrutta il lavoro creativo altrui, bene. Ne gioiamo. Ne gioiamo, non perché ci sia da festeggiare visto che dovrebbe essere la norma, ma perché sappiamo che non è scontato. Solo che per non essere un ”cliente schiavista” non basta non essere in malafede. A volte si cade nel tranello anche senza rendersene conto.

Per questo vogliamo elencarti per punti alcuni atteggiamenti che, anche se inconsapevolmente, distruggono il rapporto di lavoro e ti rendono lo sfruttatore che non vorresti mai essere.

VELOCITÀ SUPERSONICA 

Premessa, nessuno di noi ha il super potere di Flash. Lo confessiamo. Messo in chiaro questo, quando la priorità è la consegna celere del progetto, senza prendere nemmeno in considerazione i reali tempi d’esecuzione necessari, probabilmente verrà consegnato nei tempi, ma sarà fatto velocemente. Se sostituiamo veloce con ”di fretta” vi sarà più chiaro che il risultato sarà approssimativo e superficiale. Del resto voi avete chiesto velocità, non qualità, sappiamo che la sottintendevate, ma difficilmente le due cose possono andare insieme. Soprattutto per il lavoro creativo che è un lavoro ”artigianale”, tutto è su misura, quindi la velocità non gli s’addice.

SOLUZIONE: Invece di pretendere tempi non sostenibili chiedi al professionista quanto tempo è necessario per avere un buon risultato e trovate un accordo sulla base delle esigenze di entrambi.

TANTO CI METTI UN ATTIMO

La risposta è NO. Quando chiedete modifiche, aggiunte e variazioni dell’ultimo minuto pensando che tanto non ci voglia nulla ad attuarle, state sbagliando di grosso. E sapete perché? Perché non avete nessuna idea di quanto impegno, studio e tempo preveda quello che per voi è un risultato semplice (semplice perché non l’avete fatto voi). Poi, se anche per qualche motivo la realizzazione fosse davvero rapida, beh, non deve perdere di valore. Mai.

SOLUZIONE: Chiedi quanto ci vuole ad apportare, per esempio, le modifiche richieste a chi deve farle. Se sono necessarie di certo collaborando si troverà un modo. E usa il per favore, perché fare una cosa all’ultimo lo è.

DAI, CHE TI DIVERTI

Che il lavoro debba essere palla al piede e frustate per essere definito tale è un concetto vecchio e superato. Quindi tornate nel 2020, per favore. Aver scelto di fare il lavoro che ci piace non significa che non siano previsti impegno, sacrifici e sudore. Anzi. Il lavoro creativo non fa eccezioni: il fatto che non si capisca di preciso cosa facciamo non significa che non sia un vero impiego e il fatto che ci piaccia non vuol dire che non meriti una retribuzione. Comunque, per noi, divertimento è stare in spiaggia con gli amici a non pensare assolutamente a nulla, con un libro a sinistra e un mojito ghiacciato sulla destra. Giusto perché si sappia.

SOLUZIONE: Spera fortissimo che il professionista che hai scelto ami il suo lavoro, tratterà il tuo progetto con cura e amore, come se fosse suo. Il fatto che abbia passione per quello che fa è un plus anche per te, non trasformarlo in un espediente per svalutare il suo impegno.

LAVORARE SOTTO PRESSIONE

Se avessimo voluto lavorare con un livello di pressione così alta addosso avremmo fatto i cardiochirurghi d’urgenza, non i creativi. I progetti sono importanti, ma non salvano la vita a nessuno, quindi ridimensioniamo l’ansia. L’inutile pressione fa lavorare male e di fretta(vedi il punto uno).

SOLUZIONE: Come dicevamo, valuta prima i tempi di consegna. L’eccezione può esistere, ma per meritare questo nome deve essere tale. E poi, sii cosciente che il freelance non può essere in esclusiva per te, altrimenti sarebbe un tuo subordinato. Se vuoi che lo sia fai una buona proposta e assumilo.

 

FALLO TU

Non è una provocazione. Se ritieni che il nostro ruolo, quale che sia, non sia indispensabile, né utile, che non ti porti vantaggi reali, che non valga quanto costa o che potresti farlo anche tu, fallo davvero. Saremo tutti più contenti, tu risparmierai denaro, noi tempo ed entrambi frustrazione. E poi è sempre un’occasione per fare qualcosa di nuovo e per capire più da vicino un lavoro nuovo.

SOLUZIONE: Prova.

Facciamo un lavoro creativo insieme: mettiamoci nei panni altrui

Sappiamo quante preoccupazioni si hanno da cliente. Non è facile far quadrare tutto e mettere i propri desideri nelle mani di qualcuno che non conosciamo sperando che faccia bene, che rispetti i tempi e che rispetti noi. Non chiediamo di affidarti alla cieca, ma di usare bene la tua possibilità di scegliere quando è il momento per farlo. Se hai dubbi chiedi e sarai rassicurato.

Mettersi nei panni degli altri è sempre utile perché tutti siamo sia professionisti che clienti.

Se invece credete che tutto questo sia solo un luogo comune, beh, sappiate che in quel luogo ci viviamo tutti.

A tal proposito, vi invitiamo a rispolverare i video #coglioneno di Zero. Sono di 6 anni fa eppure ancora attuali, purtroppo.

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