17/07/2020 |

La volpe ed il riccio

La volpe sa molte cose ma il riccio ne sa una grande. Questo passaggio attribuito ad Archiloco, antico poeta greco, è stato ripreso da diversi studiosi e analisti nel tempo sotto varie forme. La volpe è astuta e adotta numerose strategie per cacciare il riccio. Il riccio adotta un’unica arma di difesa: quella di chiudersi su stesso.

Nel 1953, Isaiah Berlin in un suo saggio denominato “Il riccio e la volpe” propone una sorta di gioco intellettuale dividendo gli esseri umani in due grandi famiglie: da una parte le volpi, coloro “che perseguono molti fini, spesso disgiunti e contraddittori, magari collegati soltanto genericamente, non unificati da un principio morale o estetico”; dall’altra i ricci, coloro “che riferiscono tutto a una visione centrale, a un principio ispiratore, unico e universale, il solo che può dare un significato a tutto ciò che essi sono e dicono”. Berlin, analizzando le vicende dei ricci “monisti” e delle volpi “pluraliste”, contrasta la singola visione unificatrice e la soluzione finale in grado di risolvere tutti i problemi, raccomandando una buona dose di scetticismo e visione critica. Ci dice, quindi, che è meglio essere Volpi.

Nel 2001, il consulente di business americano Jim Collins, riprende questo concetto attraverso un’analisi delle aziende che hanno avuto successo. L’idea unificatrice, il focus totale sul raggiungimento di quell’obiettivo, l’altissimo grado di specializzazione sono i fattori che conducono all’eccellenza. Ci dice, quindi, che è meglio essere Ricci.

E voi? Che tipo di persona siete? Siete delle volpi che corrono da un’attività all’altra, da una carriera all’altra, da un obiettivo all’altro senza avere, o senza volere, un fine ultimo, un “fil rouge” o una visione olistica? Siete dei ricci e avete una vostra visione precisa e definita, degli obiettivi chiari, che perseguite giorno dopo giorno?

Autore Matteo Panciatici | Visita la sua Pagina IANG

 

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