23/08/2020 |

Lavorare gratis: che valore ha la creatività?

Alzi la mano chi non ha ricevuto almeno una volta l’allettante richiesta di lavorare gratis.
Bello,eh?
I motivi della proposta sono sempre molto fantasiosi. C’è chi propone il lavoro gratis perché non abbiamo budget oggi, ma un giorno ci ricorderemo della tua disponibilità o siamo molto inseriti (eh?) nell’ambiente, sicuramente tramite noi poi troverai un sacco di agganci, oppure il grande classico della visibilità, quelli che vogliono far passare la loro offerta per nulla allettante come un grande privilegio.

Poi non dimentichiamoci i favori, le prove non retribuite, gli stage non pagati, situazioni che vengono tutte supportate indirettamente dalla società, perché è NORMALE fare gavetta finché si è giovani.
G-I-O-V-A-N-I.
Ma quando di preciso si smette di essere giovani? In Italia sembra che i 30/35 anni siano ancora una fascia piuttosto giovane quando si tratta di poterla sfruttare. Quant’è bella giovinezza, insomma.

Il lavoro gratis non esiste

Possiamo davvero chiamare lavoro la proposta di una collaborazione così sbilanciata?
Quando ci arriva un’offerta come questa l’accordo sottinteso è che noi dovremo lavorare con la stessa costanza, serietà e zelo, come se stessimo portando avanti un impiego retribuito, ma la contro parte cosa garantisce davvero? E non parliamo delle promesse vacue, ma di fatti concreti.

Anche questa, e ci dispiace doverlo far presente quando si tratta di esempi non propriamente positivi, è una delizia tutta italiana. Non che il resto d’Europa sia etico e integerrimo in assoluto, ma la struttura della società è così diversa da cambiare le regole del gioco. I ragazzi giovani davvero escono di casa molto presto, intorno ai 17/20 anni, per cultura  non perché non stiano bene nel loro nucleo famigliare. Questa abitudine diffusa fa si che nessuno sia nella posizione (né nella volontà) di acconsentire a lavorare gratis. Affitto e bollette non si pagano da soli quindi nessuno accetta e nessuno fa richieste a titolo gratuito. Da noi invece lo stile di vita è differente e favorisce un certo tipo di richieste. Un tipo sbagliato.

Accettare di lavorare gratis: esistono le eccezioni?

Le eccezioni, come in molto circostanze, possono esistere, ma sono rare e quindi è necessario fare molta attenzione.
Soprattutto nel nostro settore professionale, quello creativo, è molto più facile che ci vengano proposte ”imperdibili” opportunità basate sul nulla. Quando il lavoro non è ”manuale” è più difficile capire quanto impegno ci sia dietro. Ad esempio anche se non abbiamo mai costruito un muro con le nostre mani riusciamo a immaginare quanto fisicamente stancante possa essere, ma siamo capaci di quantificare quanta concentrazione, impegno e fatica, anche se non legata allo sforzo fisico, si cela dietro al progetto di un architetto?
Non è così immediato, vero?
Il problema è che questa situazione fa sì che chi non è pratico del nostro lavoro possa sottovalutarlo e che anche noi si tenda a fare lo stesso.
Ed è proprio il valore la chiave per cogliere le rare eccezioni che possono presentarsi. La regola è una e una soltanto, se la collaborazione gratuita che vi viene offerta è DAVVERO un’opportunità potete deciderlo solo voi, NON chi ve la offre. Quindi che vi venga spacciata per tale è già un campanello d’allarme. Valutate attentamente se tutto quello che non vi tornerà in valore economico può davvero tornarvi in quantità massicce di esperienza e competenze. Pensate al vostro valore e mettete tutto sulla bilancia.
Se dopo tutte queste valutazioni doveste accettare l’incarico vivetelo per quello che è davvero, un’esperienza e non un lavoro.
Siate disponibili, ma non a disposizione.
E fate che sia solo per un periodo breve.
Molto breve.

 

 

 

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