26/07/2020 |

Quarantena: cosa abbiamo davvero imparato

Qualcosa è cambiato. Questo è certo. Ora c’è un prima della quarantena e un dopo la quarantena, innegabilmente. Oggi ci sentiamo dentro quel dopo e se ci guardiamo in giro sembra che sia cambiato poco, quasi niente se escludiamo l’aumento delle difficoltà, soprattutto per alcuni.

Guardiamo fuori e ci rendiamo conto che è stata dura, che lo è ancora e che noi come liberi professionisti non ci siamo sentiti di certo la categoria più salvaguardata.

Ma dentro, nel nostro modo di pensare, di lavorare, di concepire il tempo siamo riusciti a cambiare qualcosa davvero?

A parte gli amici eliminati da Facebook, si intende.

Siamo riusciti a far diventare la quarantena una possibilità?

Non è facile, lo sappiamo benissimo. Perché se è vero che come diceva De André ”dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” è altrettanto vero che è molto più facile vivere un periodo circondati dai diamanti piuttosto che dal letame (metaforicamente parlando, eh).

Ogni evento impattante porta con sé delle possibilità e consapevolezze. Noi abbiamo voluto rifletterci cercando di identificarle.

La partita IVA non funziona

Siamo onesti, la visione della partita IVA in Italia è ancora legata al libero professionista come imprenditore di sé stesso che si prende il suo rischio d’impresa e che si può permettere un investimento, ma la realtà in cui viviamo non è più questa da molto tempo. Oggi per poter fare il lavoro che vogliamo spesso siamo ”obbligati” ad avere la partita IVA e, anche a fronte di una scelta meno vincolata,  i motivi che ci hanno spinto a fare questo passo dipendono anche da come è cambiato il mondo del lavoro, non solo da esigenze personali. Siamo poco tutelati e la quarantena ce lo ha scandito a voce molto forte a pochi centimetri dalla faccia, ma il problema non è circoscritto a quel periodo, il problema è che manca tutela qualunque cosa succeda e sappiamo bene che possono succedere molte cose nel percorso professionale e personale di tutti noi. Lamentarsi ora serve a poco, rendersi conto che qualcosa deve cambiare (e doveva iniziare diverso tempo fa) è una possibilità di cui non dimenticarsi.

Il tempo ha un valore che non si può calcolare

Il tempo, il nostro, quello di tutti, non è scontato. Non lo è mai stato, ma ora è più chiaro.
Quindi non possiamo svalutarlo. Quando lavoriamo a un progetto, lo costruiamo, ci riflettiamo non stiamo mettendo solo esperienza e competenza nel nostro lavoro, ma anche tempo difficilmente quantificabile. Facciamo in modo che non venga minimizzato e prezzato come se fosse qualcosa di poco conto. ”Quanto ci metti un’ora, due?”  è tanto, è poco, è troppo. Capiamo noi per primi che il nostro tempo vale anche scegliendo meglio cosa fare e come farlo.

 

Il lavoro da remoto esiste e non è un reato

Si può lavorare da lontano. Qualcosa che ha sempre fatto storcere il naso a clienti, committenti, responsabili con la quarantena è diventato una necessità, l’unica possibilità. Anche qui l’atteggiamento restio nei confronti dello smart working è condizionato dalla visione del lavoro che viviamo in Italia e anche del concetto di tempo impiegato per produrre (parola orribile). Se non vedo come spendi il tuo tempo, se non posso guardarti, controllarti, vedere che davvero per 8 ore sei occupato con il lavoro che ti ho commissionato, non posso capire quanto vale. Peccato che l’unico metro di valutazione, e quindi di retribuzione, dovrebbe essere il RISULTATO. Niente altro. Un’altra grande occasione per cambiare modo di pensare, lavorare, vivere.

Tutti investiamo, rischiamo e abbiamo paura

Abbiamo capito che tutto quello per cui lavoriamo e nel quale investiamo non è scolpito nella pietra, ma è volubile, molto più volubile di quanto ci si sia mai davvero resi conto ed una condizione che tocca tutti. Professionisti e clienti senza distinzioni. Potremmo iniziare a usare questa consapevolezza per rispettarci di più professionalmente. Contare entrambi fino a dieci, mettersi un po’ nei panni degli altri, che poi sono simili, lo abbiamo capito, quindi non dovrebbe essere così difficile. Vale un tentativo.

Riflettiamoci.

E poi andiamo a tuffarci, a passeggiare, a prendere una gelato, a fare quello che ci va.

L’estate e le ferie sono tornate nonostante tutto.

Facciamo del nostro meglio per godercele.

 

 

 

 

 

 

 

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